IL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO
La salita al Vesuvio inizia normalmente da Torre Del Greco, raggiungibile sia con il bus e sia con l’autovettura.
Ci sono altri itinerari più interessanti, come quello attraverso la strada privata tra Boscoreale e la vetta.
Durante il tragitto si può ammirare affioramenti di lava, banchi di cenere e terreno vegetale, il suolo vulcanico è molto fertile e lo si può constatare dagli alberi di frutta che costeggiano il Vesuvio, tra cui albicocche, noci, nocciole, ciliegie, pesche, agrumi, vigne, ortaggi e fiori.
La vegetazione è costituita da ginestre graminacee e da licheni.
E’ possibile godere del panorama del golfo di Napoli, sino ai Vulcani flegrei e le isole Capri e Ischia; anche la villa delle Ginestre, dove fu ospite Giacomo Leopardi, in diverse periodi nel 1836 e nel 1837.
L’edificio è attualmente della proprietà dell’Università Federico II di Napoli che è diventato un centro di studi leopardiani, infatti egli scrisse la famosa lirica “La Ginestra”, nella quale parla del Vesuvio e del suo paesaggio; qui di seguito si riporta un passo della lirica :
Qui su l’arida schiena
Del formidabil monte
Sterminator Vesevo,
la qual null’altro allegra arbore né fiore,
tuoi cespi solitari intorno spargi,
odorata ginestra,
contenta dei deserti. Anco ti vidi
de’ tuoi steli abbelir l’erme contrade
che cingon la cittade,
la qual fu donna de’ mortali un tempo,
e del perduto Impero.
Par che col grave e taciturno aspetto
Faccian fede e ricordo al passegger.
(La Ginestra) G. Leopardi.
Alle falde del Vesuvio è ubicato l’Osservatorio vesuviano, costruito dall’architetto Gaetano Fazzini, per eseguire delle ricerche sugli effetti dell’eruzioni del Vulcano.
Soltanto nel 1840 con Ferdinando II di Borbone, autorizzò la costruzione di un osservatorio meteorologico, nel quale venivano studiati anche gli effetti dei terremoti, le temperature e le dilatazioni del Vesuvio.
Attualmente esso contiene molti strumenti storici come un piccolo museo di minerali e campioni di ceneri del Vesuvio ed una biblioteca specializzata con stampe e fotografie.
Prese il nome di osservatorio vulcanologico solo nel 1856, quando Luigi Calmieri aveva installato il suo sismografo elettromagnetico, che fu per quasi vent’anni il miglior registratore esistente.
In seguito l’Osservatorio è stato affidato all’Università di Fisica terrestre della Federico II.