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"Dio se vuole divertirsi un po', si affaccia alla finestra del cielo e guarda giù verso Napoli".
(J. G. HERDER)

La cucina napoletana solitamente viene definita "delle tre p": pizza, pasta e pomodoro.
La prima è la più importante creazione gastronomica, è nata a Napoli e ha oltrepassato i confini nazionali, persino famosa oltre oceano.
La seconda pur non essendo di origine napoletana, ha trovato la sua massima espressione proprio qui.
Infine il pomodoro, il quale è stato importato dalle americhe nel '500, insieme ad altre colture. Elemento fondamentale della cucina napoletana è la creatività dei napoletani, che con piatti semplici rendono la cucina gustosa e ricca di colori e sapori.

Le origini del paese risultano essere precedenti all'eruzione del 79 d.c., che lo vide sepolto sotto una coltre di cenere e lapilli, rendendo disabitato il territorio. Dopo l'eruzione e sino al IV secolo d.c., il territorio rimase disabitato e prese le sembianze di un bosco-foresta; infatti in alcuni documenti storici, il territorio viene denominato nemus-schifati (bosco di scafati).

La pietra vesuviana è un prodotto prevalentemente ornamentale tipico di queste zone, si estrae dalla cava del vulcano, grazie all'utilizzo di determinate macchine, per poi essere trasportata nei laboratori di ditte specializzate per la fase della tagliatura, levigatura e scalpellatura.

La Campania è tra le prime regioni d'Italia per la fertilità del suolo, in particolar modo l'area vesuviana. Le colture più diffuse sono gli ortaggi ed i vigneti, come testimoniano i resti di dolii rinvenuti nella "Villa Regina" di Boscoreale, che mettono in luce l'attività a cui si dedicavano gli abitanti del posto, cioè la produzione del vino.